La Pasqua a Mazara del Vallo: il percorso della tradizione mazarese

A Mazara del Vallo, la Pasqua diventa un’occasione per riscoprire le tradizioni del passato e rivivere alcuni luoghi del territorio

A Mazara del Vallo, la Pasqua è da sempre uno dei momenti più sentiti dell’anno. Non soltanto una ricorrenza religiosa, ma un tempo che per generazioni di mazaresi ha scandito abitudini, luoghi e giornate vissute insieme, tra fede, mare e convivialità.

Secondo le tradizioni tramandate, c’era quasi un percorso da seguire, scandito dal tempo e dalla tradizione: la domenica ai Cappuccini, il lunedì a Miragliano e il martedì a San Vito a mare. Tre tappe che oggi non si vivono più come un tempo, ma che continuano a esistere nei racconti e nei ricordi di chi le ha vissute.

La domenica di Pasqua ai Cappuccini

La Pasqua iniziava con una meta ben precisa: i Cappuccini, nella chiesa di Cristo Re. Qui, soprattutto le donne, erano solite compiere “lu viaggiu a la Madonna di là Confusioni”, un gesto di devozione rivolto ad un’immagine della Vergine Maria legata al dolore della Passione, da sempre molto venerata dalla comunità mazarese. Era un momento semplice ma carico di significato, fatto di preghiere silenziose e di una fede profondamente radicata nella vita quotidiana.

All’interno del convento, poi, c’era anche la possibilità di vedere le sepolture dei frati cappuccini, custodite nelle nicchie: un’usanza che oggi può sorprendere, ma che un tempo faceva parte della normalità.

Dopo la chiesa, la giornata continuava all’aperto. Tra le tradizioni più curiose, si racconta il gioco delle “aranciteddi”: una specie di partita a bocce, ma giocata con arance amare. Un gioco semplice, improvvisato, che racconta bene lo spirito di quei tempi, fatto di poco ma condiviso da tutti.

Pasquetta a Miragliano

Il giorno dopo, a Pasquetta, si cambiava completamente atmosfera. La consuetudine era andare a Miragliano, una zona di campagna poco fuori città, da sempre scelta dai mazaresi per le gite di Pasquetta.

Si mangiava insieme, in modo semplice, condividendo quello che ognuno aveva portato da casa. Il tempo passava tra una chiacchiera e l’altra, senza particolari programmi.

E poi, verso sera, c’era chi si spingeva un po’ più in là, verso le grotte. Miragliano, infatti, custodisce anche una parte più antica e silenziosa: tra queste, l’ipogeo di San Bartolomeo, un luogo affascinante dove sono state trovate nicchie e resti di affreschi, segno della presenza dei primi cristiani. Un contrasto forte, ma naturale, tra la festa del giorno e la storia profonda del luogo.

Il martedì a San Vito a mare

Il terzo giorno era dedicato al mare. Il martedì dopo Pasqua, i mazaresi si recavano a San Vito a mare, in una zona molto cara alla città, legata al culto del santo patrono. Secondo la tradizione, proprio da lì San Vito sarebbe partito, lasciando la Sicilia su una barca guidata dagli angeli. Una storia che ancora oggi viene raccontata e che rende quel luogo ancora più speciale.

La giornata si svolgeva sulla spiaggia, in modo semplice, ma uno dei momenti più attesi era il gioco “cu è cchiù beddu la paga”. Ci si riuniva attorno a un venditore di cubbaida e si iniziava a mangiare tutti insieme. Poi, all’improvviso, il venditore sceglieva chi doveva pagare per tutti. E quasi sempre, a rimetterci era il più ingenuo del gruppo. Un piccolo rito fatto di risate e scherzi che molti ricordano ancora oggi.

Al calare del sole si tornava a casa, stanchi ma con la sensazione di aver vissuto qualcosa di speciale.

L’Aurora: la tradizione che continua

Se molte di queste abitudini oggi si sono perse o trasformate, c’è un momento che continua a unire la città: il rito dell’Aurora.

La mattina di Pasqua, in piazza della Repubblica, si rinnova l’incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna. Le statue vengono portate a spalla, accompagnate dalla banda e dai fedeli, mentre l’Angelo annuncia la Resurrezione attraversando le vie del centro.

È un momento intenso che ogni anno riesce ad emozionare. Un rito che affonda le sue radici nel Seicento ma che continua a parlare anche al presente, mantenendo vivo il legame tra fede e comunità.

Un ricordo che resta

Oggi molte di queste tradizioni non si vivono più come una volta. I tempi sono cambiati, le abitudini anche. Ma resta il ricordo, resta il racconto, resta quel modo di vivere la Pasqua che sapeva unire fede, semplicità e condivisione.

Mazara del Vallo conserva ancora tutto questo, nei suoi luoghi e nelle storie della sua gente. Ed è proprio lì, tra memoria e presente, che si trova la sua anima più autentica.

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