Mazara del Vallo: città di pesca e di arte
Mazara del Vallo è da molti conosciuta come uno dei più importanti ed illustri porti pescherecci del Mediterraneo, nonché “casa” del famoso gambero rosso e di tante altre specialità e raffinatezze.
Terra di confine, a pochi chilometri dal continente africano, incrocia etnie e culture contrastanti ma contigue, il cui effetto risulta in un tripudio di colori e diversità che non fanno altro che arricchire il paesaggio e l’ambiente.
Mazara Del Vallo è una città di pesca, ma è ugualmente una città di arte. Non c’è dubbio che questa affermazione possa provenire dalle numerose ed importanti chiese e basiliche storiche, dal teatro Garibaldi e dal museo Diocesano, che non termineranno mai di meravigliare, ma la città offre anche molto di più. Molteplici sono i lavori d’arte che si possono trovare sparsi per l’avvincente e suggestivo panorama di Mazara, alcuni ritrovati dopo essere stati sepolti da sabbia, detriti e acqua, altri omaggiati appositamente da grandi artisti che hanno voluto far incontrare le due dimensioni intrecciate della cittadina: la tradizione e la bellezza.
Gente che viene dal mare
Gente che viene dal mare è una scultura in bronzo risalente al 1964, opera del Maestro Pietro Consagra, distinto artista mazarese che ha voluto fare un regalo alla sua città natale tanto amata.
Collocata su una piattaforma a T alta 2 metri, la scultura è in realtà anche una fontana. Uno dei materiali che, infatti, l’artista aveva inizialmente integrato per costruire la sua visione era l’acqua, elemento che fuoriusciva da getti posizionati strategicamente. Il tempo ha fatto ostruire e smettere di funzionare questi ultimi, facendo perdere così parte della visione che però mantiene un forte impatto alla vista.
Dinanzi agli spettatori si presentano, su uno sfondo di mare, quattro elementi privi di una forma definita, cilindrici e non regolari, imperfetti ma definiti in ciò che vogliono raccontare. I primi due elementi sono ben separati, gli altri due appaiono invece molto più ravvicinati, come se uno stesse cercando appoggio e sostegno dall’altro.
Sin dalla sua creazione, l’interpretazione della scultura non è risultata lampante agli occhi dei cittadini che decisero di attribuirgli il nome di “lu quattru a bastuni”, il quattro di bastoni che ricordava le apparenti poco significative 4 figure che, con le loro irregolarità e forme poco chiare, creavano confusione e stimolavano nuove rielaborazioni. Quando il Maestro Consagra fu chiamato ad esporsi in merito, fece riferimento alla teoria dell’evoluzione, il che diede vita ad una definita interpretazione: il percorso di vita che evolve, che si crea dalle acque e si trasforma in successive tappe, partendo dall’essere antropomorfo e terminando nell’umanità intera. Non a caso, la posizione della fontana discussa con l’artista, è ai margini di Piazza Mokarta, dove il mare riesce a fare da sfondo alla scultura che sembra appoggiata sulle acque.
Monumento al pescatore di Mazara

Monumento al pescatore è una scultura in ferro battuto, alta 10 metri dal suolo e larga 4, situata alle spalle della Chiesa di San Vito a Mare. Opera del Maestro Contarino e di suo figlio Davide, è stata inaugurata nel 2014 e, da quel momento, è divenuta una delle attrazioni più importanti di Mazara, trasformando un luogo quasi dimenticato in un punto di ritrovo per turisti.
L’opera rappresenta una solenne barca con le vele dispiegate al vento, aiutata dalla sua collocazione nel sembrare già a largo, indirizzata verso un suggestivo cielo che, al momento del tramonto, regala la sua visione più incantevole.
Dal nome si può evincere che l’incontro è tra l’arte moderna e la più antica tradizione mazarese, quella che include i pescatori e la loro storia. La scultura, bella ma non solo, risulta pregna di significati e di una dualità, quest’ultima legata ad un omaggio al porto peschereccio più importante d’Italia e alla drammaticità che lo stesso mare ha portato, in una comunità che non poteva fare altro che aggrapparsi a quest’ultimo per continuare a sopravvivere.
La zona in cui la statua si eregge è oltretutto dedicata a Francesco Paolo, personaggio importantissimo che ha inizializzato la modernizzazione della pesca e ha permesso a molti pescatori di divenire imprenditori.
Museo del Satiro a Mazara del Vallo
Il Museo del Satiro prende il nome da una delle sue più importanti statue, il Satiro Danzante. Di rilevanza nazionale, la scultura, databile sul finire del IV secolo a.C. e attribuibile alla scuola di Prassitele, è stata ritrovata in pezzi a partire dal 1997. Inizialmente, fu recuperata solo una gamba di bronzo dal peschereccio a comando di Francesco Adragna, poi, nel 1998, lo stesso peschereccio ha riportato poi a galla molti altri pezzi di quello che inizialmente sembrava raffigurare Eolo, il dio del vento. Ad un’attenta analisi però, il soggetto appare essere in realtà un sileno, che nell’opinione pubblica si è trasformato in un satiro, figura mitica maschile che abita boschi e montagne.
Il soggetto è immortalato mentre danza, con il capo inclinato all’indietro, le labbra socchiuse e il busto in torsione, in un momento in cui il danzatore va in trance, aiutato dal bere, ruotando in modo continuo sulla gamba destra fino a perdere sé stesso. Portava in mano dei simboli di culto, da un lato il kantharos cioè un calice per il vino, dall’altro la canna del tirso abbellita da un nastro. Sulla spalla aveva appoggiata della pelle di pantera.
La statua non è solo un grande e distinto simbolo mazarese, sin dal momento della sua scoperta ha raggiunto un’importanza equiparabile unicamente alle più grandi opere d’arte internazionali; infatti, il satiro ha attraversato grandi viaggi. Si ipotizza che la sua iniziale dispersione in mare sia stata dovuta ad una nave naufragata nel periodo in cui vi era stato un accrescimento del commercio di antiquariato nell’antichità. Successivamente al suo ritrovamento, la statua è stata portata a Roma per ristrutturarla e per dedicargli una piccola mostra nei luoghi più importanti della politica. Nei primi anni duemila la si poteva trovare nei musei di Tokyo, poi in uno dei musei più conosciuti del mondo: il Louvre di Parigi. Tutto ciò simboleggia una rilevanza che va oltre il limite del territorio di Mazara, che ad oggi ne è la custode e protettrice.