Erice il borgo medievale sulle vette della Sicilia

Il borgo medievale di Erice è situato a 750 metri di altitudine e a 15 chilometri di distanza dalla sua provincia di appartenenza, Trapani. Un piccolo borgo arroccato sulle arroccato sulla cima del monte Erice offre un panorama meraviglioso.

Il suo particolare nome deriva dal greco antico Eryx, nella mitologia figlio di Afrodite e Bute, anche se dal 1167 al 1934 la città è stata chiamata Monte San Giuliano, dall’omonima vetta su cui si eregge il borgo.

Come la gran parte del territorio siciliano, anche Erice è caratterizzata dal suo passato storico e dalle tipicità che la contraddistinguono. Un piccolo borgo ma ricco di cultura. Dalle sue origini, passando per l’artigianato e concludendo con i suoi deliziosi piatti tipici, la città non tradisce la lunghissima tradizione della Sicilia, cioè quella formata da una ricca diversità che completa l’essenza nazionale.

Le origini del borgo medievale di Erice

Definita in origine Iruka, la tradizione vuole che Erice sia stata fondata dai troiani esiliati in fuga nel Mar Mediterraneo e che, una volta uniti alla popolazione già esistente, abbiano dato vita al popolo degli Elimi. Questi ultimi fortificano la città e costruiscono un tempio in onore della dea dell’amore: Afrodite per i Greci e Venere per i Romani, ma qui detta Ericina. La città viene anche citata nell’Eneide, infatti, si narra di un punto di ristoro utilizzato da Ercole nella lotta contro il gigante Erix e di un luogo visitato due volte dallo stesso Enea.

Contesa, poi, da Siracusani e Cartaginesi, il borgo finisce sotto dominazione dei secondi fino alla fine del V secolo a. C. e poi passa in mano romana grazie alla vittoria durante la Battaglia delle Egadi, nel 241 a.C. In questo periodo diviene un centro di rilievo, di celebrazione di riti religiosi e venerazione della Venere Ericina. Infine, sopraggiunge la dominazione araba dove la città di svuota, seguita da quella dei Normanni, che la ripopola e la porta all’immagine che abbiamo ad oggi di Erice.

Erice il borgo medievale sulle vette della Sicilia

Tradizione artigianale con “la città dei tappeti”

Erice è chiamata anche la città dei tappeti, soprannome proveniente da un’importante tradizione tessile legata alla sapienza delle donne ericine e all’influenza di altri Paesi. Dalla Grecia e dal Medio Oriente provengono, infatti, tutte le conoscenze che hanno permesso alle capacità dei tessitori siciliani di evolvere, grazie alle quali hanno incominciato a creare particolari oggetti. La prima espressione di ciò risale al XIII secolo, solo un piccolo inizio che ha permesso, ad un disinteressato passatempo, di divenire un essenziale simbolo della tipicità ericina e fonte di guadagno per i produttori del territorio.

I famosi tappeti sono chiamati “trappite” e utilizzano tecniche specifiche, tramandate da madre a figlia, come quella della “frazzata” che consiste nel disporre sul telaio una serie di fili paralleli, attraverso i quali far passare delle strisce di stoffa che, quando possibile, vengono ricavate dai materiali di scarto di altre opere. I tappeti sono caratterizzati da motivi geometrici multicolore, spesso zigzagati, irregolari, proprio come i sentieri che portano alla città.

Le dolcezze tipiche della città di Erice

I piatti tipici della città non deludono, ricchi e variegati, regalano alla gastronomia siciliana nuove bontà da assaggiare nei propri viaggi nell’isola. Il borgo risulta essere particolarmente produttivo nell’ambito dei cibi dolci.

Troviamo, per esempio, i bocconcini di Erice, pasticcini di pasta reale mista a marmellata di cedro cui di solito viene aggiunto anche del liquore. Morbidi e dall’intenso profumo di mandorla e cedro, venivano preparati dalle suore del Monastero di San Carlo di Erice. Ci sono anche le genovesi alla crema, dolcetti di pasta frolla ripieni di crema pasticcera e spolverati con zucchero a velo, di cui l’origine del nome sembrerebbe derivare dalla forma del cappello dei marinai genovesi. Abbiamo anche i famosi mustazzoli, non solo dolci tipici pugliesi ma esistenti anche con una versione tutta siciliana. Questi ultimi sono biscotti all’aroma di cannella e chiodi di garofano. Molto secchi e duri, anche i mustazzoli erano prodotti dalle suore del Monastero di San Carlo di Erice e si usava consumarli inzuppandoli in vino dolce liquoroso.

Nonostante la specializzazione in campo di dolci, ad Erice si possono gustare anche saporitissimi piatti salati come: il cous cous di pesce, le busiate col pesto alla trapanese e la caponata di melanzane.

Stampa
Condividi su:

Lascia un commento